Alle ore 17 del 27 giugno 1857 un piccolo vapore attracca nel porto di Ponza. Si chiama "Cagliari", ne scendono pochi uomini guidati da un giovane. Un po’ la sorpresa, un po’ la determinazione dell'assalto, gli invasori hanno rapidamente ragione della piccola guarnigione locale.  Si fanno consegnare le chiavi delle prigioni, dove si trovano i coatti, delinquenti comuni o sognatori irredentisti dell'unità d'Italia, e li liberano. Li invitano a seguirli in nome della patria che sognano. Il manipolo cattura le armi della guarnigione, poi, con 323 prigionieri liberati, risale sul "Cagliari", diretto verso la Calabria, per suscitare la rivolta antiborbonica. Ma mentre la nave inizia il suo viaggio verso sud, dal porto, col favore della notte, si stacca un gozzo con otto rematori, che punta su Gaeta. La guarnigione borbonica viene informata dell'accaduto poche ore dopo. Da quel momento si mette in moto il meccanismo che avrebbe portato Carlo Pisacane a morire con pochi altri, dei non molti che lo avevano seguito, sulle coste di Sapri, dove si concluse tragicamente l'ultima avventura romantica prima dell'unità d'Italia. 

In una mappa delle fortificazioni militari di Ponza il fulcro strategico - difensivo dell'isola era necessariamente il porto e l'area circostante. La particolare conformazione collinosa di Ponza, inoltre, consentiva di sfruttare ai fini difensivi le "strutture" messe a disposizione dalla natura. Oltre alla cilindrica "Torre del Giudicato" che difendeva proprio l'imboccatura del porto e che venne rasa al suolo da un'incursione dei turchi nel 1635. 

Dalle fonti e documenti sulla storia di Ponza la data d'inizio della vera e propria colonizzazione dell'isola è fissata al 1768, quando Ferdinando IV di Borbone, succeduto a Carlo III, costruisce sul progetto "arcipelago Ponziano" una parte consistente di un piano più vasto di recupero sociale ed economico delle zone depresse ed abbandonate del Regno di Napoli, in linea con le analoghe esperienze di dispotismo illuminato degli altri stati europei. 

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