Il confino è una lunga storia che si snoda dall'antica Roma al fascismo, comune alle due isole maggiori dell'arcipelago, che ha loro tolto a lungo la gioia, alterandone i colori e stravolgendole da luoghi sereni in scogli di durezza, conflitto tra libertà della natura e la costrizione della condizione umana violentata dalla politica. 

La mattina del 23 febbraio 1944 la nave americana da guerra LST 349, della classe Liberty, lasciò la banchina del porto di Anzio. Lo sbarco degli alleati era già avvenuto e le truppe d'assalto stavano preparando l'attacco decisivo per sfondare le linee tedesche e raggiungere Roma. La Liberty carica di attrezzature militari, di feriti e prigionieri, era diretta a Napoli.  

Era il mattino del 24 luglio 1943, attraccato al molo di Ponza vi era il S. Lucia, un traghetto di 450 tonnellate appartenente alla società Partenopea Anonima di Navigazione. Era in procinto di partire. I passeggeri, disseminati tra il comando del porto e la scaletta d'imbarco, attendevano notizie rassicuranti. 

Chi visse su queste isole i tremendi avvenimenti della seconda guerra mondiale, certamente non potrà dimenticare gli episodi drammatici dell'inverno 1944. Anche a Ponza come in altre località italiane si morì di fame nelle giornate tra il 26 febbraio e il 5 marzo 1944. 

Nella prima metà dell'Ottocento l'aspetto di Ponza non subisce molte trasformazioni rispetto al modello fissato dal progetto urbanistico settecentesco. Le uniche consistenti novità dei primi decenni del secolo riguardano, come abbiamo visto, il rafforzamento difensivo dell'isola. L'immagine che ce ne tramandano le due principali fonti ottocentesche, Tricoli e Mattej, mantiene ancora la fisionomia del paese voluta da Winspeare e Carpi.  

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